Fascicoli consultabili "on line", anche a Roma parte la sperimentazione

PolisWeb sbarca a Roma, in attesa della partenza (come sempre imminente) del processo telematico.
Dopo Milano anche la capitale si è attrezzata per dare il via al sistema che consente di consultare dal proprio studio l'intero fascicolo processuale. Per usufruire del servizio (per maggiori dettagli tecnici vedi anche in arretrati dell'11 dicembre 2003) serve una smart card e l'abilitazione da chiedere al Consiglio dell'Ordine (basta un fax): «al momento sono stati abilitati 15 avvocati, ma entro le prossime due settimane contiamo di renderlo disponibile per tutti coloro che ne faranno richiesta», spiega l'avvocato Domenico Condello, segretario dell'Ordine di Roma e coordinatore della Commissione informatica.
Per ora il sistema consentirà di accedere ai fascicoli del Tribunale civile, entro un mese dovrebbe estendersi ai processi del lavoro e a quelli in Corte d'appello. E sempre nelle prossime settimane dovrebbe partire il sistema di posta elettronica certificata che consentirà di ricevere, a richiesta, sulla propria casella di posta elettronica le sentenze di lavoro.
I pregi del meccanismo sono evidenti e consentono di evitare il recupero manuale, con annessa perdita di tempo, dei dati relativi al fascicolo processuale. Altrettanto evidente è il limite, la sua staticità. Ovvero, permette all'utente la consultazione ma non la comunicazione, la partecipazione attiva, come ad esempio il deposito di atti. Per questo bisognerà attendere la fantomatica sperimentazione del cosiddetto processo civile telematico, che nuovamente viene annunciata come prossima: «Tecnicamente siamo pronti - dichiara Fulvio Sarzana di S. Ippolito, consulente per l'informatica del ministero della Giustizia - per partire con la sperimentazione nelle 7 sedi pilota aspettiamo solo che venga approvato il decreto ministeriale con le regole tecniche». Tecnicamente anche il decreto, che disciplina tutta la procedura da seguire, sarebbe pronto, però c'è sempre la cattivissima burocrazia che si mette in mezzo e rallenta le cose. Il processo civile telematico è una cosa seria, una delle poche strade realizzabili senza eccesso di spese né di interventi normativi per accelerare i tempi dei procedimenti. La sua sperimentazione, che viene annunciata come prossima ormai da tre anni, invece, è ormai un tristissima farsa, che non fa ridere nessuno ed alla quale è sempre più difficile credere.
Comunque, l'ultima previsione dice che nei «prossimi tempi» sarà approvato il Dm e la sperimentazione dovrebbe concludersi subito dopo l'estate. A quel punto partirà la seconda fase, allargata a 50 sedi e con le modifiche nate dai risultati delle prime 7 sedi pilota. Il processo civile informatico, se e quando ci sarà, consentirà di fare in via telematica "tutto tranne l'udienza": deposito atti, iscrizione a ruolo, disponibilità dell'intero fascicolo, ecc. ecc. Il che, accoppiato al libero scambio di "documenti" tra le parti nella fase preliminare, previsto dal nuovo rito societario e che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe essere esteso a tutto il processo civile, potrebbe incidere considerevolmente, quantomeno, sulla riduzione dei tempi morti.
Per la sperimentazione del processo informatico, il ministero della Giustizia ha stanziato 9 milioni di euro, mentre ne sono stati forniti 15 dal ministero dell'Innovazione tecnologica per il progetto di riforma delle aste giudiziarie: «puntiamo a creare una procedura informatizzata - spiega ancora Sarzana - capace di ridurre i tempi medi per la vendita degli immobili dagli attuali cinque anni e mezzo ad un anno e mezzo».

Mimmo Torrisi