Privacy e sorveglianza i nuovi obblighi.
Intervista all’Avv. Fulvio Sarzana, dello Studio legale Sarzana e Associati di Roma
su L’Espresso, in edicola il 16 gennaio.
In tema di obblighi di identificazione dell’età, e, più in generale sui sistemi di controllo attraverso blocchi all’accesso è estremamente critico l’avvocato e docente Universitario Fulvio Sarzana.
“Le modalità di controllo non dovrebbero essere adottate come forma di “blocco” generalizzato di contenuti perché questo sistema oltrechè inutile, può risultare anche dannoso.
Se vediamo le interazioni che si svolgono tra i giovani tra di loro nei social network ci rendiamo conto che le cose sono molto più varie di come ci vengono dipinte
I giovani, spesso i giovanissimi, conoscono molti più sistemi di elusione di quanti il legislatore con norme spesso del tutto avulse dal contesto tecnologico, cerca di contrastare, e così spesso navigano con i cellulari dei parenti, degli Amici, a volte addirittura scambiandosi account o utilizzando profili di adulti, chissà come ottenuti.
Tutto questo lascia spazio ad una “finta” tranquillità tecnologica che è molto pericolosa in sé perché dà l’illusione della sicurezza, quando la realtà è del tutto diversa.
Ancor più pericoloso è lo strumento di inibizione di piattaforme come le VPN che invece costituiscono capisaldi di libertà soprattutto in Paesi ove la libertà di comunicazione non è la prassi né la norma.
Pensiamo a quello che può accadere durante una rivolta popolare in un regime dittatoriale ed alla possibilità di eludere la sorveglianza antidemocratica usando questi strumenti di libertà.
Penalizzare le piattaforme in via generalizzata per spingerle a proteggere solo determinati diritti sotto pena di inibire l’intero accesso avvicina questi tentativi a quelli dei regimi dittatoriali che desiderano far passare solo i contenuti graditi.
Va detto che l’Unione Europea, in un’ottica di bilanciamento tra le spinte di controllo e tutela della libertà, diversamente da quanto accaduto ad esempio negli Stati Uniti ove vi è stato un acceso dibattito pubblico ed un forte radicamento anche giudiziale diretto a limitare i poteri federali e statali di controllo, o anche a limitare il potere “privato” delle piattaforme, ( si pensi al caso Trump-Twitter) ha deciso di intervenire con norme come il Digital Services Act e altre, che hanno dato la sensazione di autorizzare le istituzioni nazionali nel voler adottare strumenti di controllo.
La proliferazione normativa della UE, iniziata con il GDPR e proseguita poi con tutta una serie di norme regolamentari che si sono succedute nel tempo, non ultima l’AI ACT, ha quindi sposato una logica di controllo amministrativo su strumenti che dovrebbero invece rimanere nella mani del singolo, deresponsabilizzando all’opposto chi dovrebbe avere il controllo ad esempio dei minori, come le famiglie, che dovrebbero essere esse stesse coinvolte nel processo di maturazione anche tecnologica del minore.
Privacy e sorveglianza i nuovi obblighi


