Dati personali su internet: Intervista a Fulvio Sarzana su EURONEWS

 

Il testo ha avuto l’ok da Palazzo Madama martedì 10 ottobre e torna ora in una Camera dei Deputati infiammata dal voto di fiducia sulla legge elettorale. I due punti più controversi del testo non hanno subito modifiche: sono blindati e potrebbero diventare legge nel breve periodo, anche il mese prossimo, ritiene Sarzana.

Come si è arrivati a questa proposta lo spiega bene Carola Frediani de La Stampa , tra le migliori giornaliste del settore.

Euronews lo ha intervistato per capire perché i due provvedimenti possano minacciare il diritto alla privacy dei cittadini italiani, obbligando al contempo le società di telecomunicazioni ad una sorveglianza indiscriminata. “La loro attività economica e commerciale” si trasformerebbe così “in un’attività poliziesca, di monitoraggio”.

Avvocato Sarzana, perchè il passaggio da due a sei anni è un problema?
La norma contiene una disposizione che collide con le direttive europee. Quella che allunga fino a 6 anni la data retention, obbliga cioè i provider italiani a mantenere dati e metadati per un periodo di sei anni per ragioni legate al terrorismo. La legislazione italiana prevede un massimo di 6 mesi + 6 mesi per i dati internet e 24 mesi per quelli telefonici, un termine già ritenuto dalla corte di giustizia troppo lungo e in grado di impattare con le norme sulla privacy. Immaginiamo cosa vuol dire tenerli per 6 anni. Il maggior problema è che i provider dovranno mantenere questi dati a prescindere dalla presenza o meno di un reato, cosa che contrasta con le norme europee secondo le quali la conservazione dei dati deve avvenire solo in ragione di determinate e specifiche attività illecite e criminose.

I provider dovranno conservare tutto quello che riguarda la nostra vita digitale per sei anni senza poi sapere se questi dati verranno mai utilizzati. Ma la cosa ancora più grave è che le autorità di polizia non possono comunicare ai provider il motivo per cui chiedono questi dati, per ragioni legate alle indagini, quindi ci troveremmo nella condizione in cui i provider potranno dare informazioni su tutta la nostra vita digitale per tutti i sei anni senza che ci sia alcun controllo.

Questo lede i diritti alla privacy di tutti gli italiani che non hanno compiuto alcun reato. Il garante per la privacy europeo, Buttarelli , ha detto in un’intervista che il massimo possibile per tenere delle informaizoni di quel tipo per ragioni di indagini è di sei mesi. L’Italia ha deciso di utilizzare un termine di 10 volte quello ritenuto lecito dal garante della privacy europea.

http://it.euronews.com/2017/10/12/data-retention-legge-italia-europa-sarzana-intervista-privacy

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