Reati su Internet, social network e decreto antiterrorismo

Mia intervista a Vice News Italia del 15 ottobre 2015, a cura di Valerio Bassan.

 

“Dopo Charlie Hebdo, le normative in materia di attività di proselitismo, istigazione e apologia del terrorismo attraverso il web hanno subìto una stretta,” ha spiegato a VICE News l’avvocato cassazionista Fulvio Sarzana, esperto di tematiche giuridiche relative al web e alla comunicazione. “Stando alle nuove disposizioni, chi mantiene una condotta apologetica potrebbe dover rispondere di un reato,” con pene aumentate fino a due terzinel caso in cui i reati di terrorismo siano compiuti “attraverso strumenti informatici o telematici.”

Il monitoraggio dei social network per attività di anti-terrorismo non è un’esclusiva italiana. Già nel 2012, infatti, l’FBI aveva arrestato quattro uomini dopo aver tracciato la loro attività su Facebook, dove reclutavano attentatori e combattenti per al Qaeda e pianificavano atti terroristici contro obiettivi americani.

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In Italia, a proposito del rischio connesso all’utilizzo dei “mi piace” su Facebook, l’avvocato Sarzana ha citato un caso avvenuto a Parma qualche mese fa. Un utente, dopo un’accesa discussione con un altro utente sul social network, ha denunciato quest’ultimo per diffamazione, citando allo stesso tempo in giudizio anche tutti gli utenti che avevano messo “mi piace” al commento incriminato.

 

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