
*by Fulvio Sarzana di S.Ippolito, Lawyer, Sarzana and Partners Law Firm. Sarzana Law Firm and Associates
Fulvio Sarzana, avvocato dello Sarzana Law Firm and Associates ed esperto di diritto delle nuove tecnologie, è stato intervistato da L’Espresso, nell’articolo di Valentina Romagnoli del 28 agosto 2026, sul divieto dei social ai minori di 15 anni e sulla proposta di legge Mennuni-Madia.
Riprendiamo qui i passaggi principali del suo intervento e li spieghiamo.
La proposta Mennuni-Madia sul divieto dei social ai minori
La proposta di legge porta la prima firma di Lavinia Mennuni (FdI), insieme a Marianna Madia (Pd). Vieterebbe l’iscrizione ai social network sotto i 15 anni. Il testo è del 2024. Da ottobre 2025 non avanza.
Nel frattempo la Commissione europea ha annunciato un intervento sul rapporto tra social e minori, atteso dopo l’estate. Il Governo italiano, per bocca del ministro Adolfo Urso, ha scelto di aspettare Bruxelles prima di muovere la legge nazionale.
Perché il divieto dei social ai minori tocca la privacy di tutti
“Il problema è come verificare l’età di tutti gli utenti, senza violare le regole Ue sulla privacy”, spiega Sarzana a L’Espresso. “La proposta Mennuni-Madia lega la verifica a sistemi come il wallet digitale, che però collega in modo diretto l’identità della persona alla piattaforma. Questo apre due rischi che il Garante privacy segnala da tempo: tracciamento del minore e sorveglianza di massa su tutti gli utenti social, minori e adulti.”
Il punto è semplice. Un divieto per fascia d’età si fa rispettare solo se ogni utente dimostra quanti anni ha. Quindi la verifica non riguarda solo i ragazzi, ma anche gli adulti. Se quel controllo passa da uno strumento che identifica la persona, il social finisce per sapere chi c’è dietro ogni account.
Esiste una verifica dell’età rispettosa della privacy
Sì. In Italia funziona già per l’accesso ai siti pornografici il modello del “doppio anonimato”. Un soggetto certifica l’età. Un altro fornisce il servizio. Nessuno dei due vede insieme identità e navigazione. Il sistema nasce dal decreto Caivano ed è regolato da AGCOM.
Resta da capire quanto sia trasferibile ai social. Lì l’accesso è continuo, non occasionale, e i dati in gioco sono molti di più.
Il quadro europeo: DSA e Digital Fairness Act
The Digital Services Act obbliga già le piattaforme molto grandi a valutare i rischi per i minori e ad adottare misure di attenuazione. A luglio 2026 la Commissione europea è arrivata alla conclusione preliminare che il design di Facebook e Instagram favorisce comportamenti compulsivi, in violazione del regolamento. A febbraio era giunta a conclusioni simili su TikTok.
La Commissione prepara inoltre il Digital Fairness Act, previsto per fine anno, che renderà più espliciti i divieti sulle interfacce manipolatorie.
La posizione di Sarzana
Sul divieto dei social ai minori l’obiettivo è condiviso da tutte le forze politiche: proteggere i più giovani. La difficoltà sta nel mezzo. Un divieto secco per età incide sulla libertà di comunicazione, tanto che ad agosto 2026 il Conseil constitutionnel francese ha bocciato una norma analoga.
La strada più solida, per Sarzana, unisce due mosse. La prima: rendere il design delle piattaforme più sicuro già per impostazione predefinita. La seconda: far applicare le regole che esistono già, DSA in testa. La verifica dell’età, dove serve, va costruita su sistemi che non identifichino in modo diretto l’utente.
L’intervista completa è su L’Espresso.

