Banche dati e tutela della privacy: così la Cassazione

il Garante privacy vince in Cassazione in un procedimento che lo vedeva contrapposto a due società di marketing.

La Suprema Corte, in una sentenza di fine luglio, ha cassato con rinvio il provvedimento del Tribunale di Milano, che aveva ridotto la sanzione a due società accusate di aver acquisito dati personali, senza l’informativa ed il consenso degli interessati, e di aver inviato poi comunicazioni elettorali a duecentomila persone.

La riduzione della sanzione ( da 64 mila a 20 mila euro) era stata giustificata dal Tribunale di Milano sul presupposto che non fosse stato stabilito a quanti soggetti tra i duecentomila della banca dati fossero in realtà giunti gli sms elettorali.

La Corte territoriale non aveva in tal modo riconosciuta l’aggravante del numero considerevole degli interessati in grado di giustificare l’innalzamento della sanzione pecuniaria a carico delle due società.

Il Garante aveva obiettato nel ricorso che, a prescindere dall’utilizzo a fini elettorali ed alla cessione a terzi, l’acquisizione di una banca dati senza l’informativa ed il consenso, fosse comunque da considerarsi illecita ai termini del codice della privacy.

La Cassazione ha quindi ritenuto fondato il ricorso rinviando ad un diverso Giudice del Tribunale di Milano la composizione della controversia.